Uomini nel Tempo e nello Spazio

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Unità 1
La Preistoria e le civiltà dei grandi fiumi
Capitolo 3 - Gli egizi e la civiltà del Nilo
La voce del tempo
Inno al Nilo

La celebre maschera d’oro del faraone Tutankhamon è un esempio straordinario che ricorda la natura divina del sovrano d’Egitto: l’oro infatti era «la carne degli dèi» secondo un detto egizio, e quindi era il materiale piú adatto per rendere eterno il volto di un sovrano; 1333-1323 a.C. Il Cairo, Museo Egizio.

Questo inno religioso, composto dai sacerdoti egizi intorno al 2000 a.C., testimonia con efficacia i sentimenti del popolo della valle del Nilo verso il grande fiume. La sua acqua era fonte di vita e di morte, la ricchezza e la povertà degli uomini dipendevano dalle sue piene regolari. Perciò gli egizi offrivano al Nilo sacrifici e nel suo nome celebravano riti religiosi: il fiume aveva assunto presso questo popolo antico il carattere sacro della divinità.

Salute a te, o Nilo che sei uscito dalla terra,
che sei venuto per far vivere l’Egitto!
[…] Lodato dai suoi seguaci:
è lui che irriga i campi, che è creato da Ra per far vivere tutto il bestiame;
che disseta il deserto, lontano dall’acqua […].
Se è pigro, i nasi sono otturati e tutti sono poveri,
si diminuiscono i pani degli dèi e periscono milioni di uomini.
Se è crudele, tutta la terra inorridisce, grandi e piccoli gridano.
Sono ricompensati gli uomini quando si avvicina […].
Quando (il Nilo) comincia ad alzare, il paese è in giubilo, tutti sono in gioia.
Ogni mascella prende a ridere, tutti i denti sono scoperti (nel riso).
Portatore di nutrimento, ricco di alimenti, creatore di ogni cosa buona,
signore di riverenza, dal dolce odore, benigno quando viene;
è lui che fa nascere le erbe per il bestiame e dà vittime a ogni dio.

E. Bresciani, Letteratura e poesia dell’antico Egitto, Einaudi Tascabili, Torino 1999