Uomini nel Tempo e nello Spazio

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Tema 2
Risorse energetiche, ambiente e sviluppo sostenibile
Lezione 2.3 - Fonti energetiche rinnovabili e sviluppo sostenibile
Territorio vivo
L’impronta ecologica dell’uomo e le capacità biologiche della Terra

La cosiddetta «impronta ecologica» misura l’impatto che ognuno di noi esercita sulle risorse della Terra e rappresenta efficacemente i nostri consumi e il nostro «peso» sul Pianeta. Lo fa in modo molto semplice: calcolando gli ettari globali di territorio necessari a fornirci alimenti, materie prime ed energia e gli ettari globali di territorio indispensabili a smaltire i nostri rifiuti.

L’impronta ecologica di una persona è costituita da sei elementi. I primi due sono la superficie di terra coltivata per il nostro cibo e quella necessaria al pascolo degli animali che danno latte, formaggio e carne. Il terzo e il quarto sono la superficie di foreste indispensabili a produrre legname e carta, e quella marina da cui traiamo il pesce che giunge sulle nostre tavole. Il quinto e sesto elemento sono la superficie abitativa delle case in cui abitiamo e quella di bosco necessaria ad assorbire l’anidride carbonica prodotta da automobili e riscaldamento.

Ebbene, come mostra la carta l’impronta ecologica di un europeo è pari a oltre il doppio di quella di un abitante dell’Asia, dell’Africa o dell’America del Sud. I cittadini del Nord del mondo sono appena un quinto dell’intera popolazione del Pianeta, ma controllano il consumo di circa il 75% delle sue risorse. Cosí, uno statunitense «occupa» con la sua impronta ecologica tra i nove e i dieci ettari di superficie terrestre, contro il solo ettaro di un abitante del Congo, i due ettari di un algerino e di un peruviano, i tre ettari di un cinese. Se tutti gli abitanti del mondo lasciassero al suolo l’impronta ecologica di un cittadino dei paesi piú sviluppati, servirebbero per soddisfarne i bisogni altri due pianeti di superficie pari alla Terra. Teniamo presente infatti che ogni territorio ha una ben precisa capacità biologica, intesa come la capacità di sostenere con le sue risorse e i suoi prodotti una quantità definita di popolazione. Questo significa che i cittadini del Nord del mondo, con la loro impronta ecologica, consumano assai piú di quanto sia permesso dalla capacità biologica della terra su cui vivono. E se l’equilibrio globale regge ancora, è solo perché i cittadini dell’Asia, dell’Africa e dell’America latina consumano meno di quanto potrebbero secondo la capacità biologica delle loro terre.

Come ridurre la nostra impronta ecologica? Prima di tutto evitando gli sprechi e risparmiando energia. Basta chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti per risparmiare oltre 10 litri d’acqua. Bisogna spostarsi con i mezzi pubblici e non con l’automobile, per risparmiare benzina e ridurre le emissioni inquinanti. Non si devono buttare i rifiuti senza averli separati, in vista del riciclaggio: una lattina rimane sul terreno almeno vent’anni prima di decomporsi, mentre il suo riciclaggio dà vita a nuovi beni. Bisogna utilizzare lampadine fluorescenti: durano molto piú a lungo di quelle tradizionali e hanno un rendimento energetico assai superiore. E cosí via. Se non si adottano atteggiamenti di questo tipo, la nostra impronta ecologica continuerà ad allargarsi. A danno della natura e quindi, in definitiva, a nostro danno.

L’impronta ecologica dei paesi del mondo