Uomini nel Tempo e nello Spazio

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Tema 2
Risorse energetiche, ambiente e sviluppo sostenibile
Lezione 2.1 - Le risorse energetiche non rinnovabili
Focus
Fonti energetiche: prima e dopo la Rivoluzione industriale

 

 

L’evoluzione delle fonti energetiche dal XIX secolo a oggi: da sinistra, il vapore ottenuto bruciando carbone, viene applicato ai telai meccanici di una fabbrica ottocentesca; un antico mulino a vento sfrutta l’energia eolica per convertirla in energia meccanica; le moderne pale eoliche in genere convertono l’energia cinetica del vento in energia elettrica.

Tra Settecento e Ottocento nacque in Inghilterra la Rivoluzione industriale, che nel corso del XIX secolo si affermò prima nel resto d’Europa e poi negli Stati Uniti e in Giappone. Essa ebbe due presupposti fondamentali. Il primo fu l’incremento della produzione agricola e il miglioramento delle tecniche di coltivazione, che consentí di sfamare un numero sempre crescente di persone e diede avvio a un’imponente crescita demografica. Il secondo fu la stessa crescita demografica: l’aumento della popolazione forní forza-lavoro alle fabbriche e creò il mercato necessario ad assorbire la produzione industriale. La nascita e lo sviluppo delle industrie si basarono però anche su un terzo presupposto, non meno importante: il reperimento e lo sfruttamento delle fonti energetiche necessarie a muovere le complesse macchine meccaniche introdotte nelle fabbriche. Intorno al 1825, in Inghilterra, un solo telaio meccanico mosso dal vapore produceva la stessa quantità di tessuto che in precedenza richiedeva la forza delle braccia di decine di operai. Il vapore era prodotto dalla macchina a vapore e questa era alimentata dal carbone. Senza il carbone, in altre parole, non ci sarebbe stata Rivoluzione industriale.

Prima della Rivoluzione industriale, le esigenze produttive dell’umanità erano assai piú limitate e per soddisfarle bastavano fonti energetiche meno potenti. In primo luogo veniva sfruttata la forza umana ed animale, ad esempio per spingere l’aratro nei campi. Per il riscaldamento si ricorreva al legno. Il vento soffiava nelle vele delle imbarcazioni e azionava i mulini. Anche l’acqua consentiva di far funzionare un mulino. Nessuna di queste risorse sarebbe però stata in grado di alimentare con la propria energia le fonderie e le fabbriche ottocentesche. Solo il carbone poté fornire l’energia necessaria a tale progresso. E, dopo il carbone, fu il turno di petrolio e metano.

Oggi le esigenze dell’umanità crescono senza sosta e con esse crescono il fabbisogno produttivo e quello energetico. Come sappiamo, i combustibili fossili non sono inesauribili: i loro giacimenti non si rinnovano e con l’uso si consumano. Queste fonti energetiche dovranno quindi essere sostituite. Il XIX, il XX e il XXI secolo saranno certamente ricordati come i secoli del carbone, del petrolio e del metano. E dopo? Cosa accadrà quando per alimentare il progresso industriale del mondo avremo esaurito le scorte di combustibili fossili? Si tornerà all’antico. Le fonti energetiche alternative sperimentate oggi ripropongono infatti l’uso di vecchi strumenti, perfezionati nel loro sfruttamento dalle innovazioni della scienza e della tecnologia. Sono il vento (energia eolica), il Sole (energia solare), l’acqua (energia delle maree, fusione nucleare, energia a idrogeno), la terra (energia geotermica), la legna e altri residui organici (biomasse). A questi strumenti, nei prossimi decenni, è affidato il compito di favorire il progresso dell’uomo in forme naturali, inesauribili e soprattutto pulite.