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Risorse energetiche, ambiente e sviluppo sostenibile
Lezione 2.2 - L'inquinamento e l'impatto dell'uomo sull'ambiente
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Deforestazione: in Amazzonia ha invertito la marcia

 

La deforestazione selvaggia in Amazzonia: i contadini bruciano grandi aree occupate dalla foresta pluviale per ottenere nuovi terreni da destinare alla coltivazione della soia e del granturco. In altre zone gli alberi vengono abbattuti e il legname viene commerciato illegalmente.

La foresta dell’Amazzonia si estende su nove paesi del Sudamerica e copre ben 6,9 milioni di km2 di territorio, in Bolivia, Colombia, Equador, Perú, Venezuela, Guyana, Guyana francese, Suriname e Brasile. Proprio il Brasile possiede la parte maggiore della foresta, con circa 4,2 milioni di km2.

Si tratta di un ambiente naturale straordinariamente ricco: secondo gli studiosi, vive infatti in questa regione la metà delle specie terrestri. Nel tempo, sono state scoperte oltre 5.000 specie d’alberi, 300 specie di mammiferi, 1.300 di uccelli e moltissime di insetti. E ben 33 milioni di sudamericani traggono dalla foresta la propria sopravvivenza.

Si tratta però di un ambiente malato, sottoposto negli ultimi quarant’anni a uno sfruttamento indiscriminato, che ne mette a rischio l’esistenza. Prima del 1970, la deforestazione aveva intaccato appena l’1% dell’intero patrimonio forestale amazzonico. Dal 1970 a oggi, invece, l’uomo ne ha abbattuto il 17%. Fu proprio il governo brasiliano, negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, a promuovere la deforestazione: il suo scopo era quello di spingere le popolazioni a occupare e far fruttare quell’area immensa e improduttiva. Nei decenni successivi, l’abbattimento degli alberi fu contrastato dagli indigeni, che difendevano l’ambiente in cui erano nati e in cui vivevano da millenni. Ma esso andò avanti senza sosta, fino a quando negli ambienti politici si fece finalmente strada la consapevolezza che la distruzione dell’Amazzonia provocava danni ecologici irreparabili. Ed ecco allora l’inversione di tendenza, che ha cominciato a manifestarsi negli scorsi anni, per farsi poi piú decisa.

Ancora nel 2004 furono abbattuti, nell’Amazzonia brasiliana, 27.000 km2 di foresta. Nel 2012 questa cifra si è ridotta notevolmente, scendendo a 4.600. Il merito è della tecnologia satellitare, che permette di combattere con successo latifondisti e taglialegna abusivi. Le guardie forestali individuano in tempo reale, grazie ai satelliti, l’area minacciata. Gli elicotteri si levano in volo e raggiungono il luogo indicato, fermando le motoseghe dei taglialegna e le ruspe dei latifondisti. La repressione è difficile, data la vastità dell’area, ma i buoni risultati ottenuti dimostrano che è possibile combattere la deforestazione. Obiettivo delle associazioni ambientaliste è cosí diventata la «deforestazione zero». In tutto il Brasile è in atto una raccolta di firme popolari per impedire che il governo brasiliano e gli enti locali concedano in futuro nuove autorizzazioni a disboscare. Sarebbe la salvezza dell’Amazzonia e, probabilmente, la salvezza delle generazioni future.