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Tema 2
Risorse energetiche, ambiente e sviluppo sostenibile
Lezione 2.3 - Fonti energetiche rinnovabili e sviluppo sostenibile
Focus
La biomassa e i biocarburanti

Un tecnico di laboratorio esamina un campione di biodiesel in una fabbrica di Magdeburgo in Germania. La Germania è il maggior produttore di biodiesel in Europa.

Un discorso a parte merita la biomassa, vale a dire la materia organica biodegradabile proveniente dagli usi domestici, agricoli, d’allevamento e industriali. Le biomasse comprendono quindi la legna, la cellulosa, i residui agricoli e forestali, i liquami degli allevamenti, i rifiuti urbani. Tutti questi materiali possono essere bruciati e trasformati in gas o in elettricità. Già oggi il loro sfruttamento soddisfa circa il 10% della richiesta mondiale di energia e tale quota è destinata a crescere.

Tra le biomasse si distinguono i biocarburanti, utilizzati per la propulsione dei veicoli a motore. Il piú importante è il bioetanolo, ottenuto dalla fermentazione di prodotti agricoli come la canna da zucchero e le barbabietole o di residui delle lavorazioni forestali come la cellulosa. Gli Stati Uniti, che lo ricavano dal mais, sono i maggiori produttori mondiali di bioetanolo.

Al secondo posto si trova il Brasile, che ha fatto del biocarburante una produzione di punta della propria economia: nel paese sudamericano, il bioetanolo è utilizzato per alimentare quasi tutte le nuove auto immesse sul mercato. Prodotto in grandi quantità è anche il biodiesel, che viene dall’olio di colza e, con minori rese, da quelli di soia e di girasole. Leader mondiale nel settore è la Germania.

I biocarburanti presentano grandi vantaggi. Vengono da fonti rinnovabili e non sono dunque soggetti al rischio di esaurirsi. Sono poi disponibili quasi ovunque: non c’è il pericolo che eventi sociali o politici ne limitino l’offerta, come avviene invece, ad esempio, per il petrolio dislocato in Medio Oriente. Infine il loro utilizzo per i veicoli a motore inquina poco, fattore decisivo rispetto ai combustibili fossili.

Anche gli svantaggi sono però consistenti. Il primo è che la produzione di bioetanolo per via fermentativa genera una grande quantità di emissioni nocive. Assai meno inquinante è a questo riguardo la produzione di biodiesel. Il secondo svantaggio è che i biocarburanti vengono da colture agricole alimentari o industriali e sottraggono terreno agli usi tradizionali dei campi. Per ottenere dalle barbabietole un milione di tonnellate di bioetanolo è necessaria una superficie di almeno 350.000 ettari di terreno. Un passo avanti, probabilmente decisivo per orientare i mercati verso un uso massiccio dei combustibili «verdi», verrà fatto solo con l’introduzione di biocarburanti ottenuti da scarti agricoli o da piante non alimentari.