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I. Che cos’è l’epigrafia II. Di che cosa si occupa III. Che cosa ci è stato tramandato IV. L’epigrafia romana come
mezzo di comunicazione di massa V. L’epigrafia come fonte storica VI.
Delimitazione cronologica e territoriale VII. Suddivisione tipologica VIII.
Criteri di datazione IX. Cenni su abbreviazioni e nessi X. Tecnica di
scrittura epigrafica (degli antichi) XI. Il latino epigrafico XII. Tecnica di
edizione delle epigrafi (dei moderni) XIII. Raccolte di epigrafi XIV. Esempi
di esegesi A. Le origini della lingua latina
1. Il vaso di Dueno 2. La cista
Ficoroni 3. La fibula Praenestina 4. Il Lapis Satricanus B.
Le iscrizioni funerarie 1. L’elogium di
Scipione Barbato figlio 2. L’elogium di
Scipione Barbato padre C. Le scritte sui muri: il caso di Pompei 1. I manifesti elettorali
2. Annunci di giochi gladiatori 3.
Annunci di case o stanze in affitto 4. Messaggi
d’amore 5. Altri messaggi
D. Il messaggio epigrafico tardoantico: un esempio di iscrizione locale. Il “martire”
Giovanni a Camogli (Ge) XV. Bibliografia minima
Questo lavoro nasce da
un interesse personale per l’epigrafia, cui l’Autrice si è appassionata durante
gli studi universitari, ma che non ha potuto coltivare all’epoca a causa di diverse scelte,
operate per motivi contingenti; successivamente, da insegnante, ha potuto porvi parzialmente
rimedio studiando e approfondendo la materia per proprio conto, quasi da autodidatta: sono state
così elaborate per gli alunni una serie di lezioni che, variamente rimaneggiate, ora
confluiscono in questo contributo. Si tenga presente che, anche negli studi di letteratura latina,
sta diventando preponderante una tendenza alla considerazione sempre più marcata e
approfondita dei testi epigrafici, analizzati sia nella loro peculiarità sia in rapporto al
messaggio che veicolano; si veda per esempio, a questo proposito, l’impianto della nuova
letteratura curata da Mortarino, Reali, Turazza, Genius loci, Loescher, Torino 2007: tanto
più utile potrebbe risultare, quindi, la lettura del presente contributo, anche solo come
“finestra” aperta su un universo – quello epigrafico – che non appare
più, oggi, così settoriale, ma che a buon diritto rivendica la propria
centralità nel panorama degli studi sull’antichità classica.
La possibile utilizzazione didattica è ovviamente diversa a seconda delle classi:
- triennio: nella sua interezza, il lavoro è pensato per essere
proposto soltanto al triennio; si adatterebbe in particolare all’inizio della I liceo
classico o della III liceo scientifico: potrebbe essere un modo interessante e divertente per dare
avvio allo studio della letteratura latina e anche per far entrare i ragazzi in contatto con le
discipline antiche, affrontate forse per la prima volta in maniera “scientifica”; non
si esclude comunque una possibile utilizzazione anche in un quarto o ultimo anno.
- Biennio:
sicuramente si possono effettuare, nel secondo quadrimestre della IV ginnasio o della I liceo
scientifico, la parte introduttiva, opportunamente semplificata, e la traduzione delle scritte
pompeiane, anche in parallelo con la programmazione di storia romana, per mostrare il latino
“vivo”; solo in un secondo anno, infine, è forse consigliabile accostarsi al
latino arcaico leggendo per esempio le iscrizioni sepolcrali degli Scipioni.
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