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Soggetti e temi avventurosi si rinvengono in quasi tutti i generi della letteratura greca antica, non soltanto in quelli che attingono istituzionalmente al mito e alle saghe di viaggi e imprese in Grecia e in regioni estreme del mondo (l’epos, la tragedia, il romanzo), ma anche in alcuni filoni o forme della poesia lirica, della storiografia e persino della prosa filosofica. Una ragione di ciò è ravvisabile in due aspetti dell’antropologia greca: la concezione agonistica dell’esistenza (agon) e la propensione a leggere e rielaborare la realtà in forma di racconto (mythos). Tra i motivi letterari spicca in questo ambito il nostos, il viaggio di ritorno in patria (il cui archetipo è l’avventurosa navigazione di Odisseo narrata nell’Odissea) che ricorre nella letteratura posteriore, anche in prosa (ad esempio nell’Anabasi di Senofonte). La riflessione critico-letteraria aristotelica sulla forma della tragedia, nella Poetica, perviene a identificare il procedimento narrativo della peripeteia, la peripezia o mutamento imprevisto della situazione presente, che dà nuovo impulso alla vicenda narrata o rappresentata: un meccanismo la cui individuazione risulta particolarmente efficace nell’analisi degli elementi avventurosi dei testi letterari, dall’epos al dramma al romanzo.
1. Lo ‘spirito di avventura’ nei generi letterari greci 3. Il concetto aristotelico di peripeteia (peripezia). |