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Ciò supposto, quale sarebbe allora l'accostamento metaforico fra parole e frecce? Anche in questo caso, le risposte ad oggi fornite dagli interpreti vanno in due direzioni. 1. Le parole sono assimilate alle frecce per la loro velocità; 2. Le parole sono come frecce perché, grazie al fatto di essere piumate, volano diritte, quindi "colpiscono nel segno", sono cioè efficaci. Patrizia Laspia propone una terza interpretazione, basata sulla fonicità delle parole: come le frecce, anche gli e!pea percorrono una traiettoria che dagli organi vocali giunge all'orecchio di chi ascolta. Il termine e!pea – in Omero "enunciazioni", "detti", più che "parole" in senso stretto – rimanda in modo significativo alla voce (o!y), rappresentata come originaria capacità di esprimersi e di significare. "La prima ed essenziale caratteristica assegnata nel mondo omerico agli e!pea è dunque la fonicità, non l'udibilità" (p. 476). Ciò assodato, l'idea insita in e!pea ptero/enta diventa più chiara: essa non si riferisce tanto alla velocità né all'efficacia delle parole, ma al processo di produzione della voce stessa. La voce (o!y) sarebbe scagliata (i#hmi) dal petto, con un processo simile a quello dell'arco che scaglia le frecce. Non a caso i#hmi, in Omero, è il verbo usato tanto per l'emissione vocale quanto per il lancio di frecce. "Nella sua variante più comune, kai/ min fwnh/sai e!pea ptero/enta proshu/da la formula rappresenta quasi un modello in miniatura del processo articolatorio di produzione del linguaggio. In essa si allude infatti dapprima al puro e semplice atto di fonazione (fwne/w da fwnh/,"voce" in tutta la tradizione biologica successiva; in Omero il significato di voce è diviso fra fwnh/ e o!y), che coinvolge gli organi interni al petto. Successivamente interviene la lingua (prosauda/w, come derivato di au0dh/, tradizionalmente "voce umana", in realtà "voce articolata"; a differenza della o!y scagliata dall'interno del petto e della fwnh/messa in sistematica correlazione con l'h}tor, l'au0dh/ omerica "scorre dalla lingua"). La voce(o!y) viene così trasformata in parole o meglio in detti (e!pea) che, grazie alla forza di propulsione vocale vengono "scagliati", come frecce, in direzione di un ascoltatore (e!pea ptero/enta proshu/da)" (pp. 481-482). In conclusione, l'immagine poetica degli e!pea ptero/enta nasconde un più concreto riferimento alla natura fonica delle parole, o meglio alla produzione articolatoria della voce e del linguaggio. L'espressione omerica non avrebbe quindi un esclusivo valore poetico e metrico-formulare, ma contribuirebbe a "mettere in luce l'essenza delle cose rappresentandole nella loro tipicità" attraverso una metafora connotata da una profonda pregnanza cognitiva e, se si vuole, pre-filosofica. |
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