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pixel_bianco >> Il ritratto di Catilina (Sallustio, De coniuratione Catilinae V 1-8)  

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Francesca Razzetti
Commento

Questo famoso, pregnante e incisivo ritratto mostra una figura corrotta, cinica e crudele, pur se non priva di aspetti positivi (nobile origine, eloquenza, vigoria del corpo, forza d'animo): si tratta dunque di un'immagine dipinta al chiaroscuro. L'eccezionale energia di Catilina, dell'animo e del corpo, fin da subito messa in evidenza, soggiace tuttavia a una natura perversa (par. 1): egli, fin dall'età giovanile, si macchia infatti di gravi crimini, iniziando con la partecipazione prima alla guerra civile tra Mario e Silla (bella intestina), poi agli eccidi dei Sillani (caedes) e agli espropri illegali (rapinae) a danno dei nemici politici, divenuti proscritti, infine allo stato di generale disordine (discordia civilis) di quel travagliato periodo della storia di Roma (par. 2). La sua resistenza fisica rasenta l'incredibile (par. 3), eppure passa in secondo piano rispetto alle più marcate - se possibile - caratteristiche psicologiche (parr. 4-5): egli è un uomo senza scrupoli, volubile, mai pago di nulla. Un tale individuo si trova a vivere in un momento storico in cui la societas Romana è allo sbando, dopo la dominatio sillana (par. 6): ed ecco che le circostanze scatenano in lui la mania del potere sommo, quello cioè del governo dello stato; non si darà pace, dunque, finché non lo avrà ottenuto, anche alla luce della valutazione accurata sia della sua situazione personale (di debiti contratti e crimini commessi, par. 7), sia dei mores imperanti: che non sono più - purtroppo, sembra dire Sallustio - quelli dei maiores, ma quelli più recenti, improntati a lussuria e avidità (par. 8). Quindi, la società in cui matura il progetto di Catilina certamente agevola e incentiva l'uso di metodi violenti (incitabant, par. 8); tuttavia, non per questo diminuisce la responsabilità morale dell'individuo.

Il ritratto analizzato è chiaramente tripartito: nella prima parte (parr. 1-2) compaiono il nome del personaggio, si dichiara la sua collocazione sociale in seno alla nobilitas e viene messa in rilievo la sua eccezionalità, con l'indicazione delle sue preferenze giovanili; poi Sallustio descrive più minutamente i vizi e le virtù di Catilina, suddividendoli sulla base della loro appartenenza alla sfera del corpus oppure dell'animus (parr. 3-5); infine, la figura del protagonista viene inserita all'interno del contesto storico dell'età sillana ed è analizzata come vittima (pur se colpevole) di un sistema di degenerazione dei costumi (parr. 6-8).

Lo stile è ben lontano dalla concinnitas ciceroniana: si è più volte notata la caratteristica brevitas (che Seneca definì obscura per la oggettiva difficoltà di comprensione), fatta di brachilogie, ellissi e asindeti (queste due ultime figure, secondo Quintiliano, costituivano la caratteristica stilistica di Sallustio); altra nota dominante è la varietas, cioè l'insistito cambiamento degli elementi e dei costrutti all'interno di una stessa proposizione. Inoltre, se in Cicerone sono nettamente prevalenti le strutture a due membri, Sallustio invece predilige le sequenze trimembri (parr. 3, 4, 5). La predilezione per la paratassi, in particolare per le frasi brevi, giustapposte in asindeto, spesso antitetiche, determina un andamento del periodo franto e nervoso. L'autore, infine, ricerca le forme arcaiche, utilizzando la u in luogo della i nei superlativi (maxuma per maxima, par. 6, pessuma per pessima, par. 8) e nei sostantivi (lubido per libido, par. 6), la u anziché la e nei gerundivi (capiundae per capiendae, par. 6), la o per la e dopo la v (advorsa per adversa, par. 8), la III persona plurale del perfetto indicativo con desinenza -ere per -erunt (fuere per fuerunt, par. 2).


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