Mediaclassica -> Latino -> Lessico e Civiltà ->
pixel_bianco >> Educazione e scuola a Roma  

box

 
rss
Nicoletta Marini

Ma Quintiliano vive in un'epoca in cui anche la scuola e l'educazione sono cambiate rispetto al passato, essendo ormai profondamente influenzate dalla cultura della Grecia e dell'Oriente ellenistico: i metodi educativi risultano pertanto "addolciti" rispetto alla severità del modello rappresentato da Catone o da Tito Manlio che fece uccidere il figlio perché reo di insubordinazione militare (Livio VIII 7, 14). Nel I sec. d.C. i Romani sono ormai padroni del Mediterraneo ed esigono una cultura più ampia, articolata, raffinata, che presupponga la conoscenza del greco, delle leggi, della letteratura e dell'eloquenza, oltre che una perfetta padronanza del latino e la consapevolezza dei valori della tradizione. Inoltre, già dal II sec. a.C. l'educazione dei figli esce dal ristretto circuito della famiglia e addirittura dal I sec. d.C. esiste a Roma anche la scuola pubblica; tutto questo in opposizione al modello pedagogico delle origini e della repubblica che era lasciato totalmente ai privati e alle singole famiglie.

Va detto però che anche per Quintiliano, in accordo con la tradizione latina, l'educazione dell'infans, cioè del bambino sino a 7 anni, dev'essere impartita, in prima istanza, dal padre: non a caso, questa prima educazione veniva chiamata praecepta paterna, e riguardava temi pratici, politici, sociali e soprattutto morali. Quintiliano sottolinea anche l'importante ruolo formativo delle madri. Il coinvolgimento della donna nella prassi educativa non nasce tanto, come presso di noi, dalle esigenze di divisione dei compiti domestico-familiari conseguenti all'emancipazione femminile, quanto dall'assunto che la prole, come bene più prezioso di una famiglia e di ogni essere umano, debba godere delle cure più attente da parte di entrambi i genitori.

La tradizione ci tramanda figure di matronae dedite, con successo, all'educazione dei figli: il caso più emblematico riguarda Cornelia, madre dei Gracchi, che impartì personalmente ai suoi figli l'educazione, addestrandoli anche nell'eloquenza (Plutarco, Vita dei Gracchi; Quintiliano, I 1, 6). Esaltando una figura come Cornelia, Quintiliano osserva che in parentibus vero quam plurimum esse eruditionis optaverim "vorrei che i genitori fossero il più possibile colti" (I 1, 6): i genitori, non solo i padri, sono infatti i destinatari del I libro dell'Institutio.


- Continua la lettura della scheda >>
 
 
 

Effettua il login per inserire un commento



Loescher Editore
per la scuola