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Spunti per la rielaborazione e il dibattito

Sia Schopenhauer che Freud individuano l’origine dell’infelicità umana nelle passioni e negli istinti propri della natura umana, il primo perché li associa al desiderio e alla volontà, il secondo perché ritiene la loro repressione necessaria per permettere un’esistenza pacifica e sicura. In ogni caso, l’aspetto naturale dell’uomo viene avvertito come negativo, se non addirittura come minaccioso, fonte di angoscia o di aggressività.

Conosci altri filosofi che affermano invece il valore positivo della natura umana? Quale posizione ti sembra da condividere?

Secondo Freud l’uomo è condannato all’infelicità. Infatti, per essere felice dovrebbe realizzare la propria natura, cioè dare libero sfogo alle sue pulsioni; così facendo, però, metterebbe in pericolo la sicurezza propria e altrui, per le tendenze aggressive che lo caratterizzano. 

Prova a individuare episodi della storia recente o fatti di cronaca che possono avvalorare questa tesi, nei quali cioè, venendo meno i controlli sociali esercitati dalle leggi o dalla morale, l’aggressività e l’impulso di morte si manifestano in modo evidente.

Il disagio della civiltà, scritto nel 1929, si chiude in modo interlocutorio. Freud sottolinea che, nonostante la rinuncia alla felicità, la civiltà non è sempre in grado di garantire un’adeguata repressione degli impulsi originari, e particolarmente dell’impulso di morte. Spesso gli impulsi distruttivi riemergono incontrollabili, provocando i grandi cataclismi storici. Le ultime righe dell’opera presentano la civiltà come una perenne lotta tra Eros e Thanatos, e si chiudono con un interrogativo, aggiunto nell’edizione del 1931: riuscirà l’Eros eterno ad avere la meglio contro il suo parimenti eterno nemico, Thanatos? Siamo alla vigilia dell’affermazione del nazismo in Germania, il nazismo che nel rogo di Berlino del 1933 brucerà le opere di Freud, di origine ebraica e di idee pericolose, che nel 1938, con l’annessione dell’Austria, lo costringerà a rifugiarsi in Gran Bretagna. Sociologi e psicoanalisti hanno letto il nazismo proprio come una manifestazione estrema delle forze distruttive inconsce dell’uomo, dell’istinto di morte non più controllato dalle inibizioni sociali. 

Come valuti questa interpretazione del nazismo? Pensi che possa completare quelle di tipo socio-economico, permettendo di comprenderne aspetti altrimenti inspiegabili? Oppure secondo te le pulsioni inconsce hanno poco a che vedere con il nazismo, che va compreso solo in relazione alle cause storiche?

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