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PREMIO DI SCRITTURA LOESCHER

“e bello doppo il morire, vivere anchora”

Per gli studenti di scuola secondaria di primo e secondo grado di oggi e di ieri: dagli 11 ai 104 anni

I lavori dei partecipanti

  • Contributo 74

    "“È bello doppo il morire vivere anchora”

    Tutti vivranno ancora dopo la morte, perché il loro ricordo rimane nel cuore di chi li ha amati, conosciuti e ha voluto loro bene.
    Gli scansafatiche non otterranno mai questa soddisfazione: stanno seduti tutta la vita e, quando arriva il momento, cercano di riprendersi il tempo perso, ma non vi riusciranno più. Il cerchio, simbolo di perfezione, racchiude i due elementi in un Yang - Yin che indica che in ogni vita eterna c’è un po’ di pigrizia e che in ogni pigro ci sarà un po’ di vita eterna.
    È questo che simboleggia, secondo me, il logo Loescher, una “bilancia” fra le persone laboriose e quelle pigre.
    "

  • Contributo 73

    "La clessidra non fa per me!

    Anni fa, nelle vicinanze di Vercelli, lavorava un locandiere di nome Luigi. Proprietario di una locanda, era famoso per l'onestà.
    Era un uomo robusto, basso, pelato e con i baffi, metteva paura ad ogni persona che gli passava vicino, poiché aveva un viso minaccioso. La sua locanda era un luogo di pace. Infatti questa locanda era favorita da tutti.
    Luigi, però, aveva una particolare caratteristica: a lui non interessava l'ora, poiché seguiva quella del cuore.
    Ogni giorno molte persone passavano dalla locanda e sentivano raccontare delle storie dallo stesso Luigi, erano aneddoti buffi di momenti vissuti nella sua vita verificatesi a causa della mancanza dell'orologio.
    "

  • Contributo 72

    "Era domenica mattina, una domenica mattina qualunque d’inverno; fuori nevicava copiosamente e non sembrava voler smettere. Tutto, ormai, era coperto da un manto uniforme di soffice neve dal candore lucente, quasi accecante. Per Adelmo la giornata si prospettava noiosa, rinchiuso com’era fra i muri di casa ad aspettare che la bufera passasse e, mentre dalla finestra guardava meravigliato i bambini imbacuccati più del solito che, allegramente, giocavano a palle di neve, pensava a come non rendere vana la sua giornata; proprio l’incanto di quei bambini felici lo fece tornare indietro negli anni, quando anche lui, come loro, era piccino. "

  • Contributo 71

    "La Biblioteca delle Parole

    Era ormai pomeriggio e Luca, poiché aveva da svolgere un compito sulle leggi che governano l’universo, decise di andare a consultare qualche libro in biblioteca. Si vestì, si mise attorno al collo una pesante sciarpa di lana grigia e uscì di casa. Si diresse verso la biblioteca. Si accorse subito che quel giorno vi era qualcosa di diverso. Arrivato a destinazione, egli fu accolto da un calore ristoratore che lo invogliò ad entrare. Salì le scale e, appena sorpassò la soglia, venne travolto da suoni confusi, centinaia di parole che lo investirono, facendolo traballare. Luca era scosso, non capiva da dove venisse quel frastuono e se fosse lui l’unico a sentirlo. Vedendolo traballare, gli altri presenti nella sala, lo aiutarono ad accomodarsi e gli offrirono una tazza di tè caldo molto zuccherato. Luca credette inizialmente di aver avuto un calo di pressione causato dal passaggio da freddo a caldo, ma dopo poco si rese conto che, in realtà, in quelle sale vi erano suoni, suoni molto forti che se venivano ascoltati con attenzione si rivelavano parole. Porse attenzione e percepì parole in latino, inglese, italiano ma vi erano anche lingue che assomigliavano a quelle europee di sua conoscenza, ma di cui comprendeva solo alcune frasi. Capì che erano parole in volgare.
    Sì chiese come mai sentisse quelle parole. Era la prima volta che entrava in una biblioteca; la prima volta avrebbe dovuto essere così per tutti allora; non ci poteva essere altra spiegazione. Non poteva che essere così.
    Lasciò da parte certi strani pensieri. Si mise allora a cercare ciò che gli poteva servire: fantascienza no, troppo ardita, saggistica? Noiosa, no grazie. Un noto divulgatore scientifico che, mescolando scienza a filosofia, aveva pubblicato un libro con numerose riedizioni, poteva andare per lui. Mentre cercava tra gli scaffali quel libro, un titolo strano lo colpì: “E bello doppo il morire vivere anchora”. Era quello di un testo polveroso, che da tanto tempo evidentemente non veniva consultato da nessuno. Questo libro era una copia di un testo che risaliva all’anno 1380, scritto da un monaco. Luca lo guardò, lo prese e lo rigirò diverse volte fra le mani. Lo aprì; il pensiero di leggere un’ opera simile non lo aveva mai sfiorato.
    "

  • Contributo 70

    "IL TEMPO SCORRE E NON SI PUO’ FERMARE

    Il logo della famosa casa editrice Loescher rappresenta un uomo, nell’atto di inghiottire una clessidra, simbolo del trascorrere del tempo.
    Il tempo scorre inesorabilmente e, sin da tempi antichi, è stato un problema per tutto ciò che comporta, la perdita delle forze, del potere e lo sfiorire della bellezza.
    Negli ultimi anni, si cerca di nascondere i segni dell’età con la chirurgia estetica e con i cosmetici.
    "

  • Contributo 69

    "LA SCOPERTA DELLA CLESSIDRA

    Era l’anno 1970 e ormai nel pianeta Terra tutti erano alla ricerca di come poter allungare la propria vita; nessuno voleva lasciare questo mondo divertente, allegro, spensierato. Però tutti diventavano subito tristi a pensare che un giorno si doveva morire.
    Così ognuno si mise a pensare ad un modo per riuscire ad allungare la propria vita.
    Alcuni studiosi progettarono la macchina del tempo per far tornare indietro gli anni della vita trascorsi, ma ad ogni tentativo di far tornare indietro il tempo, qualcosa andava storto
    "

  • Contributo 68

    "ALLA RICERCA DELLA VITA ETERNA

    Era il periodo in cui tutte le persone erano alla ricerca della vita eterna, gente che cercava la fonte della giovinezza, leggende metropolitane che si diffondevano, antiche leggende che si tornavano a sentire, eppure, anche se si sapeva che erano leggende, moltissima gente ci credeva.
    Allora anche mio padre iniziò a pensare che ci fossero dei modi per vivere eternamente.
    "

  • Contributo 67

    "La magica libreria di Loescher

    Anni e anni or sono, c'erano un uomo ed una donna; lei si chiamava Priscilla, era una donna bellissima, con i capelli castani che profumavano sempre di miele e gli occhi verdi smeraldo, come le chiome dei forti alberi che si ergevano sulle colline in quel tempo.
    Lui invece, era un uomo forte ed altrettanto affascinante che si chiamava Grant; amava scrivere poesie, e tutte quelle che scriveva erano dedicate a Priscilla, la donna da lui sempre amata. Entrambe si amavano, ma non se lo dicevano; il loro amore se lo dimostravano tutti i giorni lavorando in una libreria: scrivevano, confezionavano e vendevano libri; la loro libreria si chiamava “Libreria Loescher”, nome preso dal villaggio francese in cui abitavano.
    "

  • Contributo 66

    "LA CLESSIDRA MAGICA

    Tanto tempo fa, quando i miracoli ancora accadevano, in un villaggio del Mondo del nord, viveva un uomo di nome Loescher; era un uomo di mezza età, con capelli castani e occhi verdi, non molto alto, che viveva in una casetta scavata dentro ad una grande roccia nella periferia del villaggio. Viveva da solo, aveva solo qualche amico giù in paese o alla birreria e il suo cane, Agrid. "

  • Contributo 65

    "PARIGI, 20 DICEMBRE 1943

    CARO DIARIO,
    E' QUASI NATALE,IN GIRO PER PARIGI CI SONO TANTE LUCI NATALIZIE PERO' L'ATMOSFERA NON E' DELLE MIGLIORI. PER LE STRADE NEL CENTRO DELLA CITTA' NON C'E' NESSUNO, C'E' TANTA TRISTEZZA E MOLTISSIMA POVERTA'. L'ALTRO GIORNO SONO ANDATO DAI POCHI MEDICI RIMASTI IN CITTA',PERCHE' GLI ALTRI MEDICI, PIU' GRAN PARTE DEGLI ABITANTI PARIGINI, DOPO GLI ULTIMI BOMBARDAMENTI , SONO SCAPPATI E SI SONO RIFUGIATI NELLE REGIONI DELLA PROVENZA. IO NON SONO SCAPPATO, PERCHE' ESSENDO LA MIA ETA' AVANZATA E AVENDO POBLEMI MOTORI A BRACCIA E GAMBE SONO RIMASTO A CASA A FAR DECIDERE A DIO QUALE SARA' IL MIO DESTINO. 3
    COMUNQUE I DOTTORI MI HANNO TROVATO UN TUMORE AI POLMONI PER COLPA DEL FUMO, APPUNTO IO DA GIOVANE FUMAVO COME ""UN TURCO"".
    "

  • Contributo 64

    "LA LOTTA CONTRO LA MAFIA

    Era passato un anno da quando il signor Enrique Loescher si era rifugiato in una libreria abbandonata in Russia .
    Il motivo del suo rifugiarsi era questo: aveva minacciato di morte un suo amico, non sapendo che era figlio di un personaggio importante della mafia russa.
    Per i primi due giorni non mangiò e non bevve, poi scoprì che c'era una dispensa segreta nella biblioteca.
    Rimase chiuso lì dentro per cinque anni, poi, stufo di essere prigioniero e di aver paura della mafia, scrisse un libro su come combatterla.invano.
    "

  • Contributo 63

    "Vivere nella memoria

    "" Fermati un attimo e pensa a quei momenti passati, alle esperienze vissute, ai sorrisi, ai pianti, agli abbracci, a tutto ciò che ti può rendere felice"". Questo era ciò che si ripeteva il signor Corrodi quando sentiva la mancanza della sua adorata moglie, l'unica donna della sua vita che l'aveva fatto innamorare, che gli faceva venire i brividi solo se incrociava il suo sguardo. Ogni suo sorriso era oro. Quando sorrideva per Corrodi era primavera:
    dimenticava improvvisamente ogni suo problema, tutto era più bello e niente era irrisolvibile. Quando stava con lei la sua monotona vita prendeva colore, si sentiva un ragazzino anche all'età di quarant'anni, gli occhi gli brillavano e il suo cuore batteva all'impazzata. Si sentiva l'uomo più fortunato e ricco del mondo anche non possedendo niente, perché l'unica sua ricchezza era lei, e non voleva altro.
    "

  • Contributo 62

    "“Fermami il tempo”

    Fermami il tempo.
    Ingoialo insieme ai sogni utopici che hai, assieme alle rinunce, ai rimpianti. Buttalo giù come fosse medicina, come fosse delusione, come fosse solitudine. Toccami i pensieri con mano, sfiora la paura con gl'occhi.
    L'orologio rintocca: afferralo, legagli mani e piedi e poi spegnilo, mettilo via, distruggilo. Potrai sentirti vento, sentirti infinito, illudendoti di aver annientato il tempo. Finché un petalo cadrà dal vaso di Orchidee che giace lì sul tavolo e con esso quell'effimera illusione di poter, dopo il morir, vivere ancora.
    "

  • Contributo 61

    "L’immortalità delle parole

    Luce. Buio. L’uomo è continuamente sospeso in questo limbo. Tra luce e buio. La luce della nascita e il buio della morte. Egli cerca di sfuggire a quest’ultima, si rifugia, cerca di dimenticarla. Eppure non può, non può poiché fa parte della sua natura.
    Ma la vera paura della morte nasce nel timore di essere dimenticati, dimenticati da coloro che ci saranno dopo di noi. È quindi l’oblio il più grande sconforto dell’uomo. Non la morte. L’oblio.
    "

  • Contributo 60

    "BENVENUTO TRA NOI, ESCHER

    Questa è la storia di un uomo e della sua valigia che viaggiavano per il mondo. Benvenuto tra noi Escher. I piedi dell'uomo continuavano a divorare metri, chilometri, miglia, senza distinzione alcuna tra sistemi di misura, continuavano semplicemente a camminare, lui e la sua valigia. Il sole che gli toccava saldamente la schiena, dovunque lui fosse. Benvenuto tra noi Escher.
    Escher aveva dieci anni quando si era allontanato da casa, sua madre era morta pochi anni prima. Da allora suo padre non faceva che urlargli contro. Un giorno lui si era alzato ed era andato via. Benvenuto tra noi Escher.
    Le lune ed i soldi osservavano curiosi da lassu' quell'uomo che camminava, sorrideva, non aveva niente, eppure sorrideva. Benvenuto tra noi Escher. La sua fronte lucida aveva perso i capelli nel corso degli anni, il suo collo era rugoso, i suoi vestiti ampi, ma non abbastanza per coprire la carne che vi era sotto, fin troppa per la terra che aveva battuto. Benvenuto tra noi Escher. Non aveva fatto niente per essere uno di noi, eppure è morto lo stesso.
    Le persone come noi le linee dritte le vedono disegnate, lui le vedeva di fronte a sè. Le persone come noi si riempiono di stanze grigie e di brutti ricordi, a loro non piace essere felici, non si può essere troppo esuberanti, va contro la morale comune. Lui sorrideva al sole. Le persone come noi vivono tutta la vita aspettando la morte, pur avendone paura, costretti e limitati dall'occhio indagatore dell'altro. Lui era solo con la sua valigia. Le persone come noi avevano vite già prescritte dalla società prima ancora del nostro primo vagito. A lui piaceva viaggiare, e viaggiava, il suo cappello come unica distanza tra lui ed il cielo, come unica differenza tra la sua faccia ed il sole. Tutto il mondo gli girava intorno senza saperlo, e, allo stesso tempo, lui avanzava.
    "

  • Contributo 59

    "“INESORABILE”

    Avevo diciassette anni. Amici,discoteche,sigarette,l’estate al mare,le risate su un tramonto,svegliarsi tardi la domenica,i compiti in classe,il rossetto troppo rosso,la musica ad alto volume,sogni lontanissimi eppure mai tanto,i ragazzi,le delusioni. Avevo diciassette anni e tutto sembrava eterno,tutto sembrava non potesse finire mai. Il tempo era a mio favore,ero bella,non sarei mai stata più bella di quanto ero allora. Degli anni che trascorrevano non me ne importava perché non li sentivo pesare. I Diciotto anni,la patente,le prime responsabilità,l’esame di maturità. Essere maggiorenne non era poi così bello quanto pensavo. "

  • Contributo 58

    "LA BARCA ROTTA

    Ritornato in vita o solo stanco di restare nascosto, riprendi a scorrere prepotente su quello stesso letto che per lungo tempo ti ha visto protagonista. Son bastati due giorni di pioggia incessante per ritrovare la vitalità che avevo dimenticato e che per generazioni hanno distinto lo scandire del tempo trascorso assieme, il dolce beccheggio alternato alla vivacità delle tue onde.
    Tiflis, il carsismo ti aveva ridotto, annullato, a tratti sommerso; ma il susseguirsi di scrosci violenti di queste ore, le ripetute gocce cadute impetuose sui tuoi sassi, sulla terra rossa, sul fragno e tutti gli altri arbusti ti hanno ridato vita e spirito, gli stessi che per lungo tempo hanno segnato la civiltà, lo sviluppo e il progresso di questi luoghi; le tue acque son tornate a bagnare l’argilla fertile del tuo letto ed annaffiare il leccio e la quercia che abbondano sulle sponde.
    "

  • Contributo 57

    "Lui, Lei e noi

    E tu? Tu non La desideri? Non dire balle: tutti La desiderano. Come come? Ha detto balle?! Sì, signorino, ha detto balle. Lui sa, per questo dice balle. Lui sa: è questo il suo peso, sa e vede costantemente, e quindi sa che tu menti.
    Lui li ha visti, li ha osservati. Loro La cercano, si affannano, La bramano, si ossessionano. E tu non sarai diverso dagli altri, ammettilo.
    E non ti domandi perché Lui sa? Perché Lui vede? Perché in realtà è Lui a posserderLa. È sua, ma non ha fatto nulla per ottenerLa: sono nati insieme, come fratello e sorella, e da sempre e per sempre camminano intrecciati come un’incestuosa coppia d’amanti.
    "

  • Contributo 56

    "Berlino, 17 marzo 1866

    “Caro Hermann,
    spero tu sia in buona salute ed economicamente stabile non come me afflitto da mille malanni e debiti. Sai non sono mai stato un uomo da prendere d'esempio ma sono felice che tu abbia seguito la stessa strada di mio padre, ora affermato editore. Infatti vorrei donarti qualcosa per festeggiare la tua nuova attività in Italia. Il mio dono sarà farti sapiente dei vizi dell'uomo quale ora sei e che dovrai evitare, insieme ad una mia personale esperienza.
    Attento alle donne che si interessano troppo del tuo conto in banca, cercheranno di fregarti una volta sposato; purtroppo ne sono un esempio perfetto.
    Attento alle accompagnatrici, sono le peggiori. Non nego di aver tentato di risolvere i miei problemi frequentandole ma molti denari sono andati perduti nelle cure di una qualche malattia venerea. Non lasciarti incantare dal gioco d'azzardo ne dalle scommesse; non sai quanti soldi sono volati dietro ai cavalli sbagliati o ai dadi truccati di qualche imbroglione.
    "

  • Contributo 55

    " DIVORATORI DI TEMPO

    Un logo con un cerchio e all’interno una frase: “E bello doppo il morire vivere anchora”, e un disegno, un uomo seduto che mangia una clessidra.
    Guardandolo la mente corre alla mia vita, richiamata da questo strano disegno, che magari nasconde qualcosa in più del semplice aspetto esteriore, qualcosa di così libero che chiunque può trovarci un quid di personale.
    L’uomo ingoia la clessidra seduto. “La vita è troppo corta” sembra dire. “Quello che ho e che ho avuto non è più nulla, sto consumando il mio tempo ma sono troppo pigro per alzarmi e fare qualcosa”.
    "

  • Contributo 54

    " UNA CLESSIDRA PER DOMANI

    In una città uguale a tante altre, viveva un uomo come tanti altri. Aveva da poco compiuto cinquanta anni. Mezzo secolo.
    Si chiamava Paolo, credeva di aver sprecato ormai più della metà della sua vita, senza concludere niente. Nessuno gli aveva dato un via o gli aveva detto da dove partire e dove arrivare. Per lavoro faceva il chirurgo, come famiglia aveva una gatta che aveva chiamato Ulna. Ulna rappresentava tutto il suo mondo tanto che nelle sue riflessioni prendeva spesso i gatti come esempio, questa volta pensava che i gatti hanno l' istinto di salvaguardare la specie perché non si estingua. Mentre lui non aveva neanche figli, non aveva fatto niente per l' umanità, si sentiva inutile, e vuoto.
    La mattina dopo si svegliò con l' assordante e fastidioso rumore della sveglia, che sembrava quello di un allarme anti-furto. Cercò di passare la giornata come al solito, senza pensare alla triste riflessione del giorno prima. Dopo una giornata di estenuante lavoro, a casa lo attendeva Ulna molto affamata. Andò a dormire stanchissimo e si rese conto che non c' era pericolo di ritornare a fare riflessioni, non ne aveva tempo.
    Passarono molte giornate sempre allo stesso modo, Paolo si svegliava sempre di cattivo umore a causa del suono della sveglia. Arrivò l' estate e i suoi amici andarono in vacanza. Poi tornarono. E tutto passava incredibilmente veloce, il tempo sembrava mangiarsi gli uomini.
    Una sera cercando di addormentarsi si mise a contare il ticchettio che produceva la sveglia. Dopo una ventina di secondi si agitò pensando che erano altri venti secondi che aveva passato a non fare niente. Poi si riprese: stava esagerando. Cosa avrebbe dovuto fare in venti secondi? Anche se ci deve essere un momento in cui fare qualcosa... ma come si fa a capire quando sarà il momento giusto?
    "

  • Contributo 53

    "È bello dopo il morire vivere ancora

    C'era una volta il signor Loescher, un uomo anziano dai lunghi capelli bianchi come la barba e con gli occhi di ghiaccio, bellissimi, azzurri, profondissimi, che sembravano parlarti. Era alto e grande, sempre pronto ad accogliere tutti tra le sue braccia visto che non aveva nipoti. Non era solo: era amico di tutti e durante la sue passeggiate per il paese (chiamato Libretto), chiacchierava a lungo con tutte le persone che incontrava lungo il cammino. Era un falegname e gli affari gli andavano bene, ma aveva molta paura della morte.
    "

  • Contributo 52

    "E bello doppo il morire vivere anchora

    Analogamente alla teoria della conservazione della massa di Lavoisier, si potrebbe scrivere una teoria della conservazione del tempo: il tempo non si crea, il tempo non si distrugge, ma il tempo si trasforma.
    E proprio la frase scritta da Dostoevskij, “quando ogni uomo avrà raggiunto la felicità, il tempo non ci sarà più, perché non ce ne sarà bisogno”, ritengo possa rispecchiare in pieno il senso e spiegarne soprattutto il significato.
    Ognuno di noi, infatti, è come “manipolato” dal tempo che passa, intimorito dall’invecchiamento, dalla paura di dimenticare, da rimorsi e da rimpianti, e proprio quando ci si pone quesiti riguardo lo scorrere del tempo , riguardo la felicità, le soddisfazioni provate fino a quel momento, ci si chiude in sé stessi.
    "

  • Contributo 51

    "C'era una volta, una scuola molto grande che aveva un giardino pieno di statue di tutti i tipi. In questa scuola c'era una classe che viveva molte avventure.
    Nella classe c'era una ragazzina di nome Giulia di statura media, con grandi occhi scuri, lunghi capelli castani, leggermente ondulati come sottili ramoscelli spogli in autunno. Era sempre molto dolce e affettuosa, spesso era allegra e vivace, ma sapeva quando doveva essere seria. La ragazzina amava studiare e leggeva tantissimi libri, soprattutto aveva una memoria fotografica per il loghi ed i disegni.
    Un giorno, dopo aver studiato storia, quella ragazzina uscì fuori dal giardino e si mise a correre e a giocare con i suoi compagni, finché non sentì una voce che diceva "" è bello doppo il morir vivere ancor"" e ne rimase così spaventata che scappò e corse così velocemente che finì a terra sbattendo contro una statua dimenticata che raffigurava un vecchio che mangiava una clessidra.
    Era molto familiare ....ma certo! Aveva visto questo ""signore"" in un'immagine sul libro di storia.
    La ragazzina andò in biblioteca, ma non trovò nulla su quella statua, allora uscì in giardino per chiedere agli altri ragazzi se sapevano qualcosa.
    "

  • Contributo 50

    "Cara Mamma,
    Stamattina entrando in sala insegnanti sono stata attratta dalla locandina di una casa editrice. La frase che più mi ha intrigato parlava di vita oltre la morte in una lingua che lì per lì, ho pensato essere un italiano di qualche secolo fa. Leggendo meglio ho scoperto che indicono un concorso di scrittura legato al loro logo che oltre alla frase in questione posta a mo' di cornice, contiene al centro di un cerchio, una figura enigmatica, un'antica incisione forse, un omino che seduto su qualcosa che potrebbe essere un fagotto o una valigia, ingoia una clessidra.
    "

  • Contributo 49

    " ""e bello dopo il morire,vivere anchora""

    E adesso che il futuro è già passato,
    come quando a festa mamma cantava,
    o le dita mie piccole stringevi,

    o per le strade della tua campagna
    saltavo a fianco della tua vita
    e noi ci sentivamo orgogliosi e fieri,

    sogna anchora,papà
    "

  • Contributo 48

    "ETERNITÀ

    Il codice parlava chiaro… quello era il posto giusto… lì la mia vita sarebbe cambiata… lì era la clessidra di Durer.
    Presi la clessidra e l’avvicinai a me, mi tremava la mano, Rajej era vicino, vicinissimo. Mi tolsi il cappello, spalancai la bocca, ma, nello stesso istante, le guardie di Rajej erano arrivate: mi sentii trapassare da oltre sette proiettili, crollai a terra sotto lo sguardo del più grande conquistatore del mondo. 
    "

  • Contributo 47

    "Certo che abbiamo paura. Come potremmo non averla? Non saremmo uomini e donne se non avessimo paura. Personalmente ho una fottuta paura di non essere capito da voi. Parliamo una lingua diversa, è molto impegnativo comunicare. Ma cercheremo in tutti i modi di parlare con voi. Avrete anche più esperienza, certo ma vi giuro che noi, da dove stiamo, si vedono molte più cose.
    Noi vorremmo dirvi spiegarvi farvi capire che anche se non sembra, anche se voi siete convinti che la nostra è indifferenza, vi sbagliate, noi ce ne siamo accorti delle vostre difficoltà, dei vostri limiti delle vostre paure. Come ce ne siamo accorti? "

  • Contributo 46

    "Ecco la storia di Francois Loescher,figlio di contadini e con in mente un unico pensiero:voleva ingannare la morte. La gente gli rideva dietro dicendogli:”Francois sei solo un sognatore, non si può ingannare l’oscura signora, per ogni comune mortale arriva l’ultima ora”, ma Francois non ci badava tanto, si era ormai incaponito e un bel giorno si decise ad abbandonare la sua vecchia casa per girare il mondo e trovare un modo per ingannare la morte e, presa una vecchia tenda, uno zaino per le provviste, un otre pieno d’acqua e un pugnale, baciò la madre, abbracciò il padre e partì per il suo lungo viaggio.
    "

  • Contributo 45

    "“E BELLO DOPPO IL MORIRE VIVERE ANCHORA”

    “E bello doppo il morire vivere anchora” lesse ad alta voce la giovane Janis seduta sulla poltrona di pelle. Il salotto della sua piccola casa era piombato in un silenzio assordante e lei aveva arrestato il suo sguardo all’ultima parola della frase. Janis era una quarantenne in carriera, una donna indipendente, colta, ambiziosa, con la passione dei viaggi e della lettura. Era diventata da un anno direttore editoriale di una famosa casa editrice, e questo successo lavorativo aveva attirato su di lei le malelingue dei colleghi.
    "

  • Contributo 44

    "E' BELLO DOPO IL MORIRE,VIVERE ANCORA

    Timon Loescher,un ragazzo di venticinque anni,in un sogno,doveva fare una missione: trovare una pietra dove c'era scritto ""è bello dopo il morire,vivere ancora""e doveva ingoiare una clessidra. Un giorno partì e dopo tantissime,lunghissime e noiosissime ore incontrò un ragazzo alto,carino e simpatico di nome Pumba. "

  • Contributo 43

    "DIALOGO DELLA CULTURA E DEL TEMPO
    (Libero riferimento alle ""Operette morali di Leopardi)

    La Cultura, dopo aver girovagato per tutto il Mondo, tra la gente, negli Atenei, nei Caffè degli Illuministi, ad Alessandria d'Egitto, nei monasteri Benedettini e Domenicani… in ogni Dove e in ogni Non Dove, aveva riempito i suoi occhi e la sua mente di tutto il sapere conosciuto e immaginabile. Era stanca e capì che era giunto il momento di fermarsi a riflettere.
    "

  • Contributo 42

    "La morte mi deve cogliere viva

    Questo presente non mi appartiene, ingoio il mio tempo, lo digerisco con rassegnazione, oggi mi sembra quasi di sentirlo il vetro della clessidra che scende per la gola e la sabbiolina che mi graffia beffarda, mentre le mie corde vocali si tendono senza emettere un suono. Sono come quello che vuole correre e lo trattengono per le braccia, come seduta ai margini della vita, come il desiderio frustrato sul nascere, come il pianto inascoltato… se ci tolgono i sogni, siamo già morti, dicono. In questo mondo servono solo ingegneri, economisti, medici, avvocati? Chi ha insegnato a leggere a questi bravi signori?
    "

  • Contributo 41

    "UN QUADERNO PER TE

    “… queste saranno probabilmente le ultime parole che riuscirò a scrivere. Le mie dita non ce la fanno più a reggere il mozzicone di lapis. Dall’isba dove ho trascorso la notte con i miei soldati, guardo altri compagni che si preparano al calvario di una nuova giornata di fuoco e di ghiaccio...
    Guardo la coltre bianca che ci circonda e il pensiero corre alla neve delle mie montagne, neve amica, presagio di primavera. La neve del Don porta con sé il gelo, carnefice di tutti noi. Non riesco più a muovermi, ho i piedi congelati, il mio attendente mi sta chiamando. Ha trovato un posto per me sul bordo di una slitta … no, grazie Piero, lasciami qui, sono tanto stanco. Se riuscirai a tornare in Italia, va a salutare la mia Angela: eravamo sposati solo da un anno quando sono partito, non ho mai visto mio figlio . Dille che le voglio tanto bene e portale questo quaderno…“.
    "

  • Contributo 40

    "Un uomo vecchio che ingoia una clessidra.. è questa la prima impressione che nasce guardando l’immagine del nuovo marchio della casa editrice Loescher che ha chiesto a noi giovani di darne un’ interpretazione. Il tutto però non sembra molto chiaro: attorno al disegno, inscritta in una circonferenza, troviamo una frase ed in essa compaiono tre errori ortografici che possono essere voluti e che ci possono ricondurre a qualche forma di italiano antico.. Sta a noi deciderlo e sta pure a noi trovare un nesso logico tra i diversi aspetti del nuovo marchio.
    "

  • Contributo 39

    "E’ INIZIATO IL VIAGGIO
    “e bello doppo il morire, vivere anchora”

    Finalmente il gran giorno è arrivato! Per quarant’anni ogni mattina ho varcato questa soglia, ho appuntato il cartellino di riconoscimento , di cui son sempre andato orgoglioso “CHIODETTI ARTEMIO-Addetto sala- Biblioteca Leonardo da Vinci”.
    Ieri qui nella saletta rossa c’è stata una bel ricevimento , c’era il direttore, i miei colleghi e alcune delle persone che da anni frequentano la biblioteca, tutti hanno voluto festeggiare il mio pensionamento.
    "

  • Contributo 38

    " E’ bello dopo il morire, vivere ancora?
    “E’ bello dopo il morire vivere ancora?” Ma cosa s’intende per morte? Ma soprattutto cosa vuol dire vivere ancora?
    Credo che nella vita si muoia due volte.
    "

  • Contributo 37

    "Cara Paola,
    Sono qui da dieci minuti, davanti a questo schermo bianco (mi viene da dire “foglio” bianco! Sono ancora legata a carta e penna ) e ancora non mi decido se iniziare questa lettera parlando di tatuaggi o di morte! (argomento leggerino che ben si affianca a quello tattoo! Eh!)
    (lettera abbandonata e ripresa più volte nelle settimane... nei mesi a seguire.
    Finita dopo un anno e mezzo in occasione “libro”
    IMPORTANTISSIMA
    se non ci fosse stato il libro, forse sarebbe ancora lì da finire)


    L' ho scritta molte volte nella mia testa, ma nessuna mi soddisfaceva; l'ho cancellata e riscritta tante volte: i fatti che ti vado a raccontare, sono per me, molto importanti, oserei dire determinanti...basilari per la Rossella di oggi!
    "

  • Contributo 36

    " HERMANN LOESCHER

    Nel lontano 1858, un anziano signore di origine tedesca il cui nome era Hermann Loescher, viveva solo in una piccola abitazione a Torino, che somigliava ad una biblioteca. In ogni stanza, infatti, vi erano librerie di grandi dimensioni, poggiate lungo tutto il perimetro dell’ambiente, quasi a costituire un rivestimento per le stesse pareti. L’unica passione e l’unica compagnia per Hermann era, appunto, la lettura. Da sempre trascorreva interi giorni leggendo libri, amava fantasticare e soprattutto era affascinato dalla sapienza e dalla cultura dei grandi autori che egli considerava eterni per le loro geniali capacità e che avrebbe voluto tanto imitare raggiungendo allo stesso modo, l’immortalità."

  • Contributo 35

    "L’UOMO CHE HA INGHIOTTITO IL TEMPO

    Sapete cosa rende stupenda la vita? Bene ve lo spiego.
    Immaginatela come una camera buia. Ogni passo è un mistero. Quando avete un problema che non riuscite a risolvere o siete depressi è come se in quella camera buia foste inciampati in un fosso dal quale non riuscite ad uscire. Ciò che rende la vita stupenda è l’immaginazione. Chiudete gli occhi e trasportate la mente in quella stanza buia che è la vostra vita e pensate intensamente a cosa volete trovare avanti a voi. La vita è lo specchio dei nostri pensieri. |Riflette ciò che vogliamo che sia. A volta ci sono degli imprevisti ma sono solo delle prove che ci preparano ad un futuro pieno di ostacoli. Ora, questo è quello che metaforicamente accade. Però nella vita reale tutto ciò che dovete fare è pianificare la vostra vita, prendere la clessidra che è partita nel momento in cui siete nati e… mangiarvela. Si, fa ridere l’idea ma è quello che dovete fare. Diventare padroni del tempo, del vostro tempo. Scacciare via tutte le preoccupazioni, le ansie, le paure, il tempo a disposizione. Prendete a morsi i limiti e distruggeteli. Sì il tempo è un limite! Quanto dura un anno? 365 giorni. E quanto dura un giorno? 24 ore. Ed un ora? Sessanta minuti. E potrei continuare ancora ma, quanto dura una vita? Non si può misurare eppure la viviamo giorno per giorno con dei limiti preimpostati (giorni-settimane-mesi) Però cosa cambia allora?
    A mio parere sono solo dei limiti che ci impediscono di vivere la vita a pieno, che ci legano i piedi alla terra togliendoci il potere di volare con la mente in un mondo fatto di sogni.
    Io per esempio sogno di finire gli studi, laurearmi e trasferirmi in Australia dove un giorno ai miei figli racconterò quello che sto raccontando a voi. Di come io ho preso il tempo a disposizione e l’ho mangiato.
    Già immagino quel giorno in cui chiamerò i miei ragazzi dicendo:
    <>
    E quando verranno da me con la bellezza della curiosità nei loro occhi gli racconterò: <> rendendolo simpatico facendo voci buffe e nascondendo il vero significato che un giorno capiranno anche loro e che useranno a proprio vantaggio. Non serve essere ricchi, con una bella macchina e con un’aragosta tra i denti. Il vero significato è che per vivere la vita meravigliosamente, per renderla stupenda, basta essere una persona normale, magari con un cappello buffo ed una clessidra stretta tra i denti che ci rende padroni del nostro tempo in modo da vivere così pienamente da rimanere vivi anche quando il nostro cuore smetterà di battere. Vi è mai capitato di pensare alla morte, a cosa penseranno di voi e cosa lascerete? Una riflessione molto complessa, ma che può indurci a riflettere. Abbiamo una vita avanti per poterci pensare anche se dobbiamo farlo quanto prima dato che non sappiamo la sua durata. Vagando nel pensiero e leggendo delle citazioni di coloro che hanno mangiato il tempo, mi ha colpito una frase che dovrebbe essere lo specchio della nostra vita: << E’ bello doppo il morire vivere anchora>>, che ricorda l’immortalità procurata dalla conservazione della memoria storica delle gesta. "

  • Contributo 34

    "C'era una volta una scuola molto grande che aveva un giardino pieno di statue di tutti i tipi. In quella scuola c'era una classe che viveva molte avventure e in questa classe c'era una ragazzina che studiava moltissimo e aveva una memoria fotografica soprattutto per i loghi e i disegni. Un giorno dopo aver studiato storia, quella ragazzina uscì fuori in giardino e si mise a correre e a giocare con i suoi compagni finchè non sentì una voce che diceva:"" é bello dopo il morir vivere anchora"" e ne rimase così spaventata che scappò e corse così velocemente che finì a terra sbattendo contro una statua dimenticata che raffigurava un vecchio che mangiava una clessidra.|
    Era molto familiare... Ma certo! Aveva visto quel "" signore"" in un 'immagine sul libro di storia.
    "

  • Contributo 33

    "Polpette al sugo

    Quando Mario, in arte Mariuccio Manomozza, superò la porta restò a bocca aperta: tanto per iniziare, quel posto era enorme. Decine, forse centinaia di finestre inondavano il pavimento con la luce chiarissima di un pomeriggio estivo. Mariuccio, abituato ai neon della stanzetta di tre metri per due che era stata la sua abitazione negli ultimi vent’anni, si sentì mancare. Se non fosse che era già morto, sarebbe stato preoccupante. Difatti, non sapendo nulla di tutta questa storia e convinto di esser ancora dov’era fino a pochi minuti prima, portò una mano al petto. Ma tutto sembrava tranquillo, in quel settore almeno. 
    "

  • Contributo 32

    "Imago Temporis in aeternitatem

    Il giovane Taamir, stanco e stremato per la lunga scalata, si ritrova finalmente nell'antro del leggendario alchimista; giunto all'ingresso non può fare a meno che notare una stele piantata nel terreno, ricoperta di strane incisioni. Accesa la torcia per decifrare il messaggio criptato, nota che gli incavi delle incisioni sono ricoperti di una sostanza cristallina color ambra. Poggia la fiaccola su un masso forato accanto alla stelle e involontariamente innesca un ingegnoso meccanismo di specchi riflettenti. Un fascio di luce si insinua tra due massi del muro posto alle sue spalle e colpisce un prisma di cristallo sorretto da un'asta metallica,. La luce esplode in un arcobaleno di colori riflettendo su 12 specchi angolati in direzione del masso e 24 specchi orientati verso l'alto. 
    "

  • Contributo 31

    "NON DEVI DIMETICARE! CAPITO?!
    “E’ normale che stiamo parlando a telefono, mentre io sto venendo a casa tua per passare tutto il pomeriggio con te?”-disse Cesare, scendendo dal bus.
    “Per me è una cosa normale, sei tu che hai un problema.”disse la voce dall’altro capo del telefono.
    Cesare se l’immaginava, seduta nella sedia di vimini sul retro del suo giardino, rannicchiata, mentre mangiava il gelato al pistacchio a grande cucchiaiate direttamente dal barattolino, con il telefono tra l’orecchio e la spalla.
    “Ho appena svoltato nel tuo vialetto, possiamo concludere la telefonata? Mi sento un po’ ridicolo in questo momento”il cancello elettrico si stava aprendo con quel cigolio a lui così familiare.
    “Nah, io voglio parlare ancora un po’ al telefono”
    Il ragazzo attraversò a grandi falcate il vialetto di ghiaia e stava per il suonare il campanello, quando la porta si aprì e comparve la mamma di Cleo, come sempre nel suo tailleur perfettamente stirato e i capelli raccolti: “L’ho sentita dalla veranda. Non smetterò mai di chiederti scusa per i comportamenti strani di Cleopatra” disse la donna con fare rassegnato.
    “Non si preoccupi, Artemide. Alla fine siamo sempre diventati amici dopo una lotta di cibo” disse il ragazzo, mentre una risata si diffondeva dall’altoparlante del telefono, segno che la chiamata era ancora aperta.
    “Il problema è che tu sei cresciuto, lei sembra ancora ferma lì. Comunque è sul retro- la donna gli mise una mano sulla schiena, indicandogli la porta aperta- Per qualsiasi cosa mio marito è al piano di sopra nel suo studio.”
    “Grazie.”
    “Cesare!”si sentì chiamare e si voltò.
    "...

  • Contributo 30

    """La vita eterna è un nonsenso, l'eternità
    non è vita, la morte è la quiete a cui
    aspiriamo, vita e morte sono legate, chi
    reclama altro pretende l'impossibile e
    otterrà in ricompensa solo fumo.""
    - Albert Caraco


    L’aveva ottenuta, infine. Una vita eterna, un’infinita sequela di attimi, l’assenza di una fine. Un patto col diavolo, con la morte, col nulla.
    Un patto tutto a suo vantaggio, si era detto … dopotutto, non gli avevano chiesto nulla, in cambio. Nel suo inseguimento dell’eterna giovinezza e del dominio della morte, non si era chiesto il perché e, se mai l’aveva inconsciamente fatto, si era rassicurato con la sua furbizia, la sua scaltrezza.
    Ed il tempo aveva iniziato a scorrere, lento, inesorabile, ma eterno. Un secondo dopo l’altro, ore che si susseguivano, giorno dopo giorno, un mese dopo l’altro, un anno e poi un altro: eternamente giovane, libero di fare ciò che voleva senza curarsi di invecchiare, di intraprendere una lotta contro la vita che sfugge dalle dita. 
    "

  • Contributo 29

    " C'è un istante che rimane lì piantato eternamente

    E' strano come al mondo vi siano uomini che darebbero di tutto per essere invisibili agli occhi della gente, per non farsi notare, che farebbero di tutto affinché il proprio passo fosse leggero, delicato, impercettibile, per non fare rumore, che vorrebbero vivere la propria vita e basta, e come, invece, ci siano uomini che fanno di tutto per essere al centro, una sorta di calamita per le attenzioni, uomini a cui sembra che la propria voce non sia mai troppo alta e abbastanza udibile, uomini che bramano l'eternità.
    "

  • Contributo 28

    Il tempo, si sa, vola a volte veloce come un uccello, a volte scivola lento come un verme, ma la sensazione migliore per l’uomo sta nel non accorgersi nemmeno se il tempo stia trascorrendo piano o in fretta.
    Ivan Sergeevič Turgenev, Padri e Figli

    La velocità in cui passano le ore, i giorni, gli anni è un’amarezza, un angosciante accorgimento di come la vita stia scorrendo troppo velocemente al punto di indurre la propria coscienza ad accettare incondizionatamente l’arrivo della morte, unico rivale cui l’uomo non sconfiggerà mai. Una visione oramai obiettiva della vita che non tutti hanno pienamente accettato. Un esempio è, infatti, l’“uomo che ingoia la clessidra” che risale ad Albrecht Dürer e tutt’oggi impiegato per il logo della casa editrice Loescher assieme al motto, di origini indefinite, “e bello doppo il morire, vivere anchora”. 

  • Contributo 27

    Il Circo Splendor

    “Venghino, siori, venghino” urlava l’uomo col cilindro, un elefante lo seguiva mogio. A Strozzilli, il paese più longevo d’Italia, il circo fu accolto senza entusiasmo da vedove che, l’una di fianco all’altra, facevano centrini all’uncinetto. Le teste delle donne si sollevarono per un attimo, i foulard neri quasi non si mossero. Il manager del “Circo Splendor”, il mago Houdinino, sapeva bene che quello non era il luogo ideale dove rappresentare l’arte circense, vista la penuria di bambini, ma il paese vera tappa dell’itinerario era isolato da una frana. Tanto valeva fermarsi e organizzare uno spettacolo. Ma tra tanti occhi vacui un paio s’erano accesi d’una luce speciale, uno scintillio speranzoso seguì carrozzoni, strillone e elefante. Erano gli occhi di Nandone. 

  • Contributo 26

    UNA CLESSIDRA PER DOMANI

    In una città uguale a tante altre, viveva un uomo come tanti altri. Aveva da poco compiuto cinquanta anni. Mezzo secolo.
    Si chiamava Paolo, credeva di aver sprecato ormai più della metà della sua vita, senza concludere niente. Nessuno gli aveva dato un via o gli aveva detto da dove partire e dove arrivare. Per lavoro faceva il chirurgo, come famiglia aveva una gatta che aveva chiamato Ulna. Ulna rappresentava tutto il suo mondo tanto che nelle sue riflessioni prendeva spesso i gatti come esempio, questa volta pensava che i gatti hanno l' istinto di salvaguardare la specie perché non si estingua. Mentre lui non aveva neanche figli, non aveva fatto niente per l' umanità, si sentiva inutile, e vuoto.

  • Contributo 25

    Contare il tempo

    “E non sarà certo questo tempo tiranno a dominare la mia anima.” Queste le parole che le balzarono in testa dopo l’ennesima pessima giornata di lavoro. Erano giorni che tornava dall’ufficio con quella terribile sensazione di non aver prodotto nulla, ma di essere semplicemente in balia di un sistema che non condivideva già da tempo. Il tempo era ormai un tiranno che le chiedeva uno sforzo mnemonico sempre più grande. Correva appresso a lei e lei non faceva altro che arrancare senza tregua. Davanti all’ennesima cena a base di pizza gommosa, acquistata all’angolo di Via Zara, qualcosa si accese in lei.

  • Contributo 24

    dopo

    Marta non si era accorta del suo sopraggiungere e la padrona di casa osservava con divertita tenerezza la sua ospite, introdotta dalla badante, curiosare in antica-mera.
    Differiva il momento in cui sarebbe entrata nella stanza; intanto, le piaceva spiare quello specchio della sua gioventù: la sua alunna, diventata grande, che indagava, credendo di non essere vista, i titoli dei suoi libri. Si divertiva, anche, a indovinarne i pensieri.
    Sapeva, per esempio, che riteneva ridicolo quell'ordine alfabetico con il quale aveva da sempre allineato i volumi: così improbabile, così stridente con il disordine che per loro natura il leggere (e lo scrivere, lo studiare) comportano: ma quella goffa ratio era rassicurante, e lei l’aveva eletta a difendersi dalla confusione che invade spesso la mente dei vecchi, quando il tempo ha creato troppi strati, e i ricordi si sfilacciano.
    Adesso quell'antico ordine era sopraffatto dalle stratificazioni, dalle dimenticanze, da un’incuria di cui la maggiore responsabile era certamente quella malattia. Non che non fosse più in grado di provvedere alle incombenze quotidiane; ma c’era la memoria, c’erano quei vuoti traditori, quel non trovare più, improvvisamente, gli oggetti, quelle scadenze rimosse…

  • Contributo 23

    C’era una volta una scuola molto grande e maestosa che aveva un giardino bellissimo, era ricco di alberi con folte chiome verde bosco, su un allegro prato verdolino ricoperto di fiori di diverse sfumature: bianco candido, azzurro cielo, giallo luminoso e rosa confetto. Tra un albero e l’altro svolazzavano tanti uccellini. Il giardino era circondato da un alto muro di cinta rivestito di edera color verde cupo. Nel giardino c’erano, per abbellire e dare un tocco di classe, statue che ricordavano personaggi famosi del passato: erano quasi tutte di marmo bianco con venature grigie.
    In quella scuola c’era una classe che viveva molte avventure e in questa classe c’era una ragazzina di statura media e corporatura magra ma non troppo. Il suo viso era un po' tondeggiante e pallido, i capelli lunghi castani che portava sempre legati, il mento pronunciato e le labbra di un rosso delicato; aveva il naso regolare e gli occhi grandi e luminosi dello stesso colore dei capelli, le orecchie piccole e all’insù.

  • Contributo 22

    C’era una volta una scuola molto grande che aveva un giardino pieno di statue di tutti i tipi.
    In quella scuola c’era una classe che viveva molte avventure e in quella classe c’era una ragazzina che studiava moltissimo e aveva una memoria fotografica soprattutto per i loghi e i disegni: il suo nome era Alice.
    Era alta,bella, con una carnagione bianca come il latte, morbida e luminosa. Aveva gli occhi verde smeraldo, il naso a patatina e le labbra sottili e rosso fragola .
    Amava vestirsi con jeans e scarpe di tutti i colori: infatti Alice esprimeva il suo carattere, allegro e gioioso, nel modo di vestirsi.

  • Contributo 21

    C’ era una volta, una scuola molto grande che aveva un giardino pieno di statue di tutti i tipi. Il giardino della scuola oltre ad avere molte statue era pieno di erba color verde acceso, fiori dai mille colori e alberi di tutti i generi.
    In quella scuola c’ era una classe che viveva molte avventure e in quella classe c’ era una ragazzina che studiava moltissimo e aveva una memoria fotografica soprattutto per i loghi e i disegni. Lei era alta, magra e agile, aveva capelli lunghi, ricci e color rosso fuoco, gli occhi li aveva color azzurro cielo, era simpatica ed educata, non le piacevano le gonne e i vestitini e vestiva con pantaloni maglietta e scarpe da ginnastica.
    Un giorno dopo aver studiato storia la ragazzina uscì fuori in giardino e si mise a correre e a giocare con i suoi compagni finché non sentì una voce che diceva“ è bello dopo il morir vivere ancora“ e ne rimase così spaventata che scappò e corse così veloce che finì a terra sbattendo contro una statua dimenticata che raffigurava un vecchio che mangiava una clessidra. Era molto familiare……ma certo! Aveva visto quel “signore “ in un’ immagine sul libro di storia. Così corse in classe e cercò informazioni sulla statua e scoprì che era vittima di un incantesimo e pure che nella clessidra si trovava una mini serratura e che la chiave si trovava in biblioteca in mezzo ai libri di avventura; così corse in biblioteca e cercò la chiavetta; appena la trovò corse dalla statua e mise la chiavetta nella mini serratura della clessidra. La statua si aprì e dentro c’era un libro che diceva come liberare la statua dal suo incantesimo. Per liberare la statua dal suo incantesimo doveva recitare la frase che aveva detto l’ uomo un paio d’ ore prima cioè “ è bello doppo il morir vivere ancora “ scandendo bene le parole. Così lo fece e dopo qualche minuto l’ uomo era diventato di nuovo in carne ed ossa. A questo punto la ragazzina e l’ uomo si conobbero e si raccontarono storie di famiglia e così scoprirono che l’ uomo era il pro pro zio della ragazzina. Infine tornarono a casa assieme ci furono grandi feste; così la famiglia della ragazza visse per sempre felice e contenta.

  • Contributo 20

    Clara clessidra

    In una scuola molto grande con un giardino pieno di statue, c’era una classe che viveva molte avventure e una ragazzina molto studiosa, con una memoria fotografica soprattutto per i loghi e i disegni. Il suo nome era Clara. I suoi capelli erano piuttosto una criniera, folta, color arancione carico e spesso disfatti. Aveva un viso grande ed espressivo, si riconosceva subito il carattere giocherellone e furbetto. Guardandole attentamente gli occhi color azzurro cielo, si aveva la sensazione di confondersi in una specie di spirale infinita. Aveva il nasino con la punta leggermente all’insù. Le guance, come non notarle, erano paffute e rosee. Con la boccuccia non riusciva a stare mai ferma e, soprattutto quando era nervosa, cominciava a fare piccole e buffe smorfie! Poteva sembrare un tipino spensierato e stravagante ma in realtà il suo comportamento cambiava da un momento all’altro: non appena in classe assumeva serietà e concentrazione.

  • Contributo 19

    C'era una volta, una scuola molto grande che aveva un giardino pieno di statue di tutti i tipi. In quella scuola c'era una classe che viveva molte avventure e in questa classe c'era una ragazzina che studiava moltissimo e aveva una memoria fotografica sopratutto per i loghi e i disegni.
    Un giorno dopo aver studiato storia, quella ragazzina uscì fuori in giardino e si mise a correre e a giocare con i suoi compagni finché non sentì una voce che diceva ""E' bello dopo il morir vivere ancor"" e ne rimase così spaventata che scappò e corse così velocemente che finì a terra sbattendo contro una statua dimenticata che raffigurava un vecchio che mangiava una clessidra.
    Era molto familiare...... ma certo! Aveva visto questo ""signore"" in un' immagine sul libro di storia......…ma non diceva né chi fosse né che cosa facesse là.

  • Contributo 18

    Verbis

    “Il posto è bello e il bambino fa un salto e fa una foto ma però…” Voto:5.
    Sandro guardò tristemente il suo tema: aveva idee sempre molto creative e fantasiose, ma non riusciva mai a scriverle nel modo giusto e a fare in modo che l’insegnante, leggendo, si emozionasse ed immedesimasse nel racconto! Suo padre lo avrebbe rimproverato di nuovo…
    «Posso vederlo?» La voce di Matilde non gli risuonò nuova: era dall’inizio dell’anno che la ragazza desiderava sempre leggere i suoi temi. Sandro glielo porse e, fino all’intervallo, la lezione procedette normalmente.
    Alla ricreazione Matilde si avvicinò a Sandro e lo prese in disparte: «Tu hai bisogno di VERBIS.»
    «Di cosa?»
    «Di Verbis, detto anche “il potere del calzino”, dato che ti rivolta come tale»
    «E cosa sarebbe questo Verbis?» chiese Sandro, che non aveva capito nulla e cominciava a temere che si trattasse di uno scherzo. Allora Matilde, che prima si era mostrata piuttosto enigmatica, cominciò a parlare in maniera chiara ma frettolosa: «Senti, in biblioteca c’è un vecchio scaffale pieno di vecchi libri di testo che nessuno tocca da parecchio tempo. Sotto c’è una piccola botola- la chiave è nel dizionario etimologico, dove troverai ciò che cerchi. Mangialo…» DRIIN!!! Fu interrotta dal suono della campanella, ma ormai non restava più molto da dire.
    Nell’ora dopo c’era sempre italiano e Sandro decise di seguire il consiglio di Matilde: «Tanto» pensò «anche se non fosse vero, non mi dispiacerebbe allontanarmi un po’ dall’aula…».
    Così, con la scusa di dover prendere in prestito un libro, uscì dalla noiosa spiegazione per dirigersi verso la biblioteca, al piano di sotto.
    Sandro passò per la porta socchiusa ed entrò, avendo molta cura di richiuderla. La stanza era deserta («Ovvio. Chi vorrebbe mai prendere in prestito dei libri il più recente dei quali risalirà al Medioevo?» pensò Sandro). Il ragazzo trovò subito il vecchio scaffale impolverato, pieno zeppo di vecchi e noiosi libri; aprì il dizionario etimologico e potè constatare che effettivamente c’era una piccola chiave argentata, cui era legato un pezzo di spago blu. Scostò con molta attenzione due libri antichi e aprì la botola sottostante. In uno stretto locale di quaranta centimetri cubi giaceva una copertina di dizionario; al suo interno non si trovavano pagine, bensì una piccola clessidra contenente finissima sabbia bianca. Carta? Zucchero? La doveva mangiare? Sandro avvicinò, millimetro per millimetro, la lingua, fino a toccarla. Improvvisamente la clessidra cominciò a sciogliersi. Sandro iniziò a succhiarla, assaporando il suo sapore (che nel frattempo aveva scoperto) di succo di mela 100%.
    Quando si accorse che fra gusto e stupore l’aveva “bevuta” tutta, si sentì pervadere da una strana sensazione: era come se fosse diventato il telecronista del mondo, capace di dire di tutto e di più, molto, molto di più. Ed ecco che il bambino spiccava un salto e scattava una foto all’incantevole panorama…
    Provava una meravigliosa sensazione meravigliosa, magica, che si sentiva in grado di descrivere perfettamente, anzi, con una sola parola, che era…
    Noi non la sappiamo. Questo vocabolo lo conosce solo chi possiede Verbis, il magico potere del calzino.

  • Contributo 17

    L’uomo che mangia il tempo

    Sollevo con indolenza la testa dal libro, passandomi le mani tra i capelli… che noia! Sto studiando letteratura greca… Eschilo, il primo grande tragico. Guardo fuori dalla finestra: come scorre veloce il tempo! Sta già facendo buio e il cielo lentamente perde tutto l’azzurro di questa nuova primavera. Lo sguardo stanco cerca di sfuggire alle pesanti lenti che ho sul naso… attraversando il vetro della finestra si posa lontano, su una gazza ladra che zampetta su un tetto. Mi piace osservarla: si muove rapida, decisa, sembra in esplorazione, pronta a cogliere di sorpresa qualche piccolo insetto… Ma la sua ricerca appare infruttuosa, si avvicina al bordo del tetto, si prepara dispiegando le ali e vola via, scomparendo alla mia vista.
    Ah, potessi anch’io volare! Potrei sbirciare il mondo dall’alto, mi fermerei dove mi piace, non farei più lunghe file ai semafori con il mio motorino e… soprattutto eviterei di incontrare tante persone antipatiche, che sembrano sempre aspettarti dietro l’angolo!
    Lo sapevo, mi sono persa come sempre nei miei pensieri! A scuola mi dicono che sono una studentessa svogliata, perché mi faccio sorprendere distratta a pensare, mentre lì prima di pensare bisogna seguire le lezioni… perciò i proff. mi “redarguiscono”! Beh… che male c’è nel fantasticare! Io sono come quest’omino che ingoia la clessidra, stampato sul libro che ho davanti; a volte vorrei divorare il mio tempo e crescere in fretta, capire cosa farò nella vita, dove andrò... chi conoscerò! Mi pongo troppe domande… e al solito vorrei fare cose impossibili, per esempio volare, come riesce a fare la gazza ladra! Ma mi chiedo… se poi, mentre volo in alto, emozionata da ciò che vedo mi risento all’improvviso umana, e cado giù?!? Immagina che tonfo!

  • Contributo 16

    Il sussurro del tempo che scorre

    “… questa città malinconica che, immersa nella nebbia mattutina, lascia un'immagine unica di sé all’anziano signore affacciato ad una finestra, il quale scruta i pochi turisti presenti sugli innumerevoli ponti quasi deserti. Il campanile di S. Marco si specchia nel lastricato bagnato reso lucido dalla pioggia, che cade tintinnando dai tetti sulle panchine metalliche: lo stesso suono appena udibile accompagna il movimento lento, quasi il tempo si fosse fermato, delle gondole. Le nuvole sono protagoniste di questa opera d’arte, onde leggere e morbide create dalla mano di un sapiente pittore su una tavola dallo sfondo arancione, quasi giallo, le quali potrebbero essere copertina di uno splendido libro illustrato : tempera violetta, amalgamata con il vermiglio ed il ciano più pregiati... l’opera prestigiosa ed inimitabile, Venezia, sorge nuovamente dopo una giornata tempestosa, come una fenice rinasce dalle sue ceneri più bella, più unica”

    Rileggo il finale del mio nuovo articolo, riflettendo per l’ennesima volta su cosa delle singole parole impresse in una stampa del tutto anonima possano far provare, suscitare nell’io che non si identifica in me, il quale percepisce altre sensazioni, emozioni, talvolta addirittura in netto contrasto con il mio essere: un’anima diversa ed un’esistenza diversa che affrontano la musica di suoni talvolta aspri, talora più dolci… quei suoni, gli stessi parte di una più complessa melodia, da decifrare, da comprendere nel profondo della propria anima.

  • Contributo 15

    CUORE DI GHIACCIO

    Se avessi dato retta a mio padre ora non sarei così : triste, angosciato, arrabbiato con me stesso e con il mondo. Il “saggio”, lo chiamavano in paese. “Sandro non aspettare che qualcuno ti sfugga prima che tu possa aver chiarito la tua posizione”-mi ripeteva- e senza perdere tempo, si infilava il cappello e usciva di casa. Era fatto così: lanciava al vento i suoi consigli e aspettava che prima o poi mettessero le radici dentro di me e germogliassero come tante delicate margherite . Ma io non ero così.

  • Contributo 14

    GOUSCHE

    Tempo fa , non si sa bene quando, in un luogo , non si sa bene dove , un uomo avaro e solitario in fin di vita pensava al suo passato sprecato.
    Gousche, questo era il nome dell' uomo, piangeva e malediceva Dio per non avergli fatto godere la vita, ma mentre con poco fiato diceva le sue ultime parole la morte lo sopraggiunse .
    Gousche andò all' Inferno.

  • Contributo 13

    Che peccato: erano le otto e trenta e io avevo fatto tardi

    Era una calda serata d’estate. Ritornavo da una stanca e noiosa giornata di lavoro. Tutto grondava calore. A casa cercavo un po’ di fresco nelle varie stanze. Improvvisamente pensai che potevo uscire in bicicletta da corsa: forse mi avrebbe portato un po’ di refrigerio! Il pensiero del vento sul viso, sulle braccia e sulle gambe, mi diede un po’ di sollievo. A casa c’era mia moglie stanca e mia figlia senza voglia di parlare. Di solito prendevo con me anche il cellulare. Decisi di lasciare pure quello, mi sentivo più leggero.

  • Contributo 12

    Il giovane scrittore felice

    Luigi frequentava le medie. Era un bel ragazzino, alto, magro, biondo, solo il suo viso pallido non era un granché. Aveva un bel carattere, ma da quando i suoi genitori si erano separati, si era chiuso in se stesso, non si confidava con nessuno e stava male. Viveva con sua madre e persino lei le sembrava una sconosciuta.
    Era un mercoledì di pioggia quando, appena tornato da scuola, Luigi ricevette una chiamata, era sua madre che gli dava una notizia orribile: il padre era morto. Immobile, lì, fermo col telefono in mano non riusciva a dire una sola parola. Aveva un bel rapporto col padre, fin da piccolo. Lui era l’unico con cui parlava e non poteva credere che fosse morto. Da quel giorno Luigi non sorrise più.
    Una mattina, come sempre Luigi si svegliò, si vestì e andò a scuola a piedi. Terminate le cinque ore di lezione, la madre passò a prenderlo. In auto regnava un silenzio imbarazzante. Nessuno parlava. Arrivati a casa, il pranzo era già pronto sulla tavola apparecchiata. Dopo pranzo Luigi si mise a studiare, il giorno seguente avrebbe avuto una verifica di matematica. Dopo tre ore di studio il ragazzino era esausto, non riusciva neanche più a dire una parola. Chiuse gli occhi per un secondo e quando li riaprì vide un omino seduto, fluttuante, con un cappello in mano, che cercava di ingoiare una clessidra. Per un attimo pensò di essere impazzito o di avere le allucinazioni; si strizzò gli occhi, ma quell’omino era sempre lì. Ad un certo punto iniziò a parlare: “e bello doppo il morire vivere anchora”. Luigi non capiva, cercò di fargli delle domande, ma lui non faceva altro che ripetere quella frase.

  • Contributo 11

    LE ORIGINI IN FANTASIA

    Ermann era un ragazzino, che viveva con la zia Fiorella, l’alchimista di famiglia. Abitavano nel retrobottega del Benny Druckerei.
    In realtà, lui stava lì da prima: aveva aiutato il nonno con i libri.
    Invece la zia no: lei si era dedicata, da sempre e in città, alle essenze odorose, nella ricerca del “profumo perfetto”. Ora, era la tutrice dell’unico nipote esistente.

    Il negozio aveva vantato una fama incondizionata, pur rimanendo nel villaggio di Bunkdorf. Ma, con la scomparsa di nonno Benedetto, le cose cominciarono a cambiare. Per di più, il grande vuoto che aveva lasciato si faceva più penoso, quando il ragazzo osservava i caratteri mobili di piombo e i cliché, che nessuno avrebbe più composto.

  • Contributo 10

    Tema in classe

    Prof - Ragazzi! E basta con questo baccano!
    Adesso devo spiegare Dante , come vi avevo detto.

    Allievi - Ma Prof! Oggi c’è verifica!
    - Sì, sì, verifica, il compito di recupero
    - L’ha detto ieri

    Prof - Ah, si, sì (accidenti, la verifica e chi se la ricordava)
    Certo, infatti ho preparato una verifica particolare, ci ho pensato parecchio, cosa credete, che io improvvisi la mia attività? Eh, stiamo freschi! Io ho un piano di lavoro sempre in testa

  • Contributo 9

    L’IMPOSSIBILE OBLIO

    «Laerziade divino, Odisseo ricco di espedienti,
    […] qui restandotene custodiresti con me questa dimore
    e saresti immortale, pur desiderando rivedere la tua sposa,
    di cui hai sempre nostalgia»

  • Contributo 8

    Gavino e le clessidre

    Molto tempo fa, quando ancora non esistevano gli orologi, a Nuoro viveva Gavino, un uomo molto preciso e sempre puntuale. Era il maestro del paesino, e quando i suoi alunni arrivavano in ritardo li metteva in castigo, perchè odiava le persone ritardatarie.
    Gavino conosceva un sacco di proverbi sul tempo, e quando parlava, la parola che usava di più era “tempo”. Insomma, era una vera e propria mania. Gavino era anche l’”orologio” del paese, perchè lui sapeva l’ora grazie alla posizione del Sole. Così aveva tanti amici e lui era felice.

  • Contributo 3

    L'uomo che mangia la clessidra. Io me lo ricordo il tempo senza tempo della scuola. Uno sguardo fuori dalla finestra, l'altro ai bigliettini che passavano da una mano all'altra.

  • Contributo 4

    Secondo a base di T3MP0. Era la vigilia del Natale 1860, e come ogni anno, le strade di tutto il mondo, o quasi, erano ricoperte di festoni, luci e magia. Tutti sapete che il Natale porta amore e serenitá, ti rende più dolce e più calmo. Vedere quei bambini piccoli come degli scriccioli saltellare come delle cavallette per tutta la casa dopo aver ricevuto il loro stupidissimo regalo pagato 150 mila lire ed incartato con una carta da regalo pagata 30 mila lire nonostante quelle bestioline non sappiano distinguere un giocattolo costoso da uno economico, e comunque vada, quegli stupidi dei loro genitori sono così contenti della felicità dei loro figli che passano sopra quel piccolo extra che bilanceranno poi lavorando il doppio e, a volte, lasciandoci anche la pelle.

  • Contributo 5

    "È BELLO DOPO IL MORIRE VIVERE ANCORA"

    I numeri sono infiniti, si susseguono per ordine crescente, le parole invece, sono composte da finite lettere che raggruppate, così,a seconda del suono che ad esse viene dato in diversi paesi, potrebbero arrivare a rappresentare l'infinito a colori di vite infinitesimali

  • Contributo 6

    EBBENE Sì, TUTTO FU PER UN INSEGNA

    –Eppure dobbiamo farlo. Se non oggi,mai più e sai bene che quest’ ipotesi non è neanche da prendere in considerazione.
    –Non dico che tu abbia torto,è solo che non credo che ne verremo mai a capo:c’è rimasto troppo poco tempo!
    –Lo dici così per dire o sei a conoscenza di qualcosa che io non so?Perché secondo me il tempo che abbiamo basterà ampiamente.
    –Beh!In effetti ci sarebbe una cosetta da niente che ti ho taciuto…
    –Sputa il rospo allora!Perché mai esiti?
    –Il punto è che…

  • Contributo 7

    Gianni frequentava la scuola elementare in un istituto di suore.
    Ogni mattina sua madre preparava un secondo piatto e lo riponeva con cura nella “schiscetta”, che in cucina veniva poi preparata o scaldata per l’ora di pranzo.
    Anche quel giorno Gianni scese in refettorio a mezzogiorno con tutti i compagni, mangiò con gusto il piatto di pasta e subito dopo gli fu servito il secondo che l’inserviente gli tagliò, perché da solo faceva fatica, benché fosse già grandicello. Fegato crudo!
    La sua lingua a contatto di quella cosa fredda, umida e cruda si rifiutava di ingoiarla. Non si poteva dire che la giovane suora avesse avuto un lampo di genio, quando tentò di accompagnare il boccone con un pezzo di burro crudo, che venne interpretato dallo stomaco di Gianni come un secondo attacco aereo e quindi respinto, come aveva fatto con il resto del piatto.
    Il bambino non toccò nulla dopo la pasta, né cambiò idea. Ogni invito a mangiare e poi le richieste trasformate in minacce non ebbero effetto. Gianni rimase dell’idea che il piatto non dovesse essere mangiato crudo ma per non sollevare un putiferio accettò la punizione e si diresse verso il dormitorio dei bambini piccoli, un po’ imbronciato perché quel pomeriggio avrebbe saltato la ricreazione.
    Riuscì a tirare fuori dal suo grembiule un pacchetto di figurine che aveva avuto in regalo e si spostò su una brandina illuminata da un fascio di luce, che sembrava provenire dal corridoio.
    Si distrasse così sbirciando le immagini delle figurine e tra le altre la più bizzarra, quella di un uomo che, con la mano sinistra, portava alla bocca una clessidra, come per mangiarla, mentre con l’altra afferrava un cappello.
    Il bambino pensò che avrebbe preferito ingoiare una clessidra piuttosto di quel pezzo di fegato crudo.
    Poi, guardando quello dell’omino, gli venne in mente il cappello di un prestigiatore e, mentre la luce che colpiva la brandina si faceva sempre più debole, il bambino scorse proprio là in fondo, ai piedi del letto, la sagoma dell’omino delle figurine, prima seduto sulla sedia e poi in continuo movimento da un punto all’altro del dormitorio.
    “Il signore della clessidra e del cappello non è un vero mago, ma avendo perso il suo lavoro vuole diventarlo e deve fare molte prove per cercare di essere credibile” - disse sottovoce l’omino, parlando di se stesso.
    “Allora non è detto che ci riesca” disse il bambino, adagiandosi sulla brandina con una capriola all’indietro, sperando si trattasse solo di un sogno e che tutto sarebbe scomparso, compreso il castigo e il suo mal di testa.
    Niente da fare! L’omino si era piazzato sulla brandina e si stava allenando per far sparire la clessidra, ma i suoi gesti erano troppo lenti e goffi. E continuò a parlare al bambino: “A dire il vero ho scelto io di cambiare mestiere, perché inseguivo un sogno...”
    Gianni chiese all’omino di prestargli il cappello e mettendoci le mani dentro ebbe la conferma che era proprio un cappello da prestigiatore: gli oggetti che entravano lì cambiavano forma. Prima il bambino aveva tra le mani la clessidra e ora si accorgeva di avere tra le mani un libro.
    L’omino prese a leggerlo ad alta voce e Gianni s’incuriosì soprattutto quando si accorse che mentre la lettura procedeva passavano gli anni: alla fine del terzo capitolo lui non era più un bambino, era diventato un uomo adulto. Prese in mano il libro e sfogliò le pagine, tornando a quella iniziale. Lì si riconobbe ancora bambino.

  • Contributo 2


    ("L'immagine) L’“uomo che ingoia la clessidra” risale effettivamente a Albrecht Dürer. Si tratta dell’illustrazione per una traduzione latina

  • Contributo 1

    "E si torna a incontrare. Con Mario e Christine, sotto un diluvio romano, coi sorrisi di intenti, sciocchezze e sincerità tanto e troppo attese."



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